Arte e simbolismo: il racconto figurato del divino

La produzione artistica dogon, scultorea e pittorica, come per tutto il mondo africano tradizionale, e' legata a credenze ed a riti magici e religiosi che prevedono l'uso di figure (divinita' antropomorfe e zoomorfe) o di maschere rappresentanti forze della natura e divinita'. Si puo' dire che essa dia forma ad idee e concetti cosmologici.
Anche stilisticamente risponde ai canoni distintivi dell'arte africana; tende alla deformazione delle figure e non alla riproduzione in senso naturalistico: semplifica i corpi e i volti, che risultano allungati o compressi; sintetizza i volumi. I volti e le figure sono generalmente caratterizzati da simmetria e frontalita'; le parti piu' espressive, come gli occhi o la bocca, sono evidenziate ed accentuate in alcuni aspetti.

Le statue sono molto varie nella dimensione, nella forma e nel trattamento della superficie, ma non tanto nel soggetto: fin dagli esemplari piu' antichi, gli scultori intagliano nel legno figure antropomorfe che alludono alla coppia del Nommo, alle figure ancestrali o a quelle coinvolte nel provocare la pioggia.
Certamente esse partecipano all'universalita' dell'arte.

Le maschere riproducono animali sacri, volti umani o di divinita' generalmente spaventosi e deformati per incutere reverenziale timore.
Gli stessi temi sono riprodotti su porte e serrature a garanzia di protezione della discendenza e della casa.

La spedizione di Griaule fece conoscere l'arte dogon in un momento in cui l'arte delle culture cosiddette primitive, influenzava la produzione di molti artisti europei dando origine alla tendenza artistica definita "primitivismo", caratterizzata dal superamento del canone occidentale (la prospettiva, la proporzione, l'ideale classico del bello). Gli artisti espressionisti cercarono di imitare la grande forza espressiva delle forme semplici, stilizzate dell'arte africana, riconoscendovi i tratti di una civilta' pura, incontaminata e libera dalle convenzioni della societa' "civile". Picasso, i cubisti, gli artisti della scuola parigina, come Modiglioni e Brancusi, prestarono grande attenzione alla forza espressiva dell'arte primitiva, realizzando figure dalle proporzioni deformate, stilizzate, semplici nei volumi, non basate sui tradizionali principi della somiglianza al vero.